Quando il sud arranca

di Antonella Policastrese

poggio e bucaLo studio sulla distribuzione salariale in Italia sarebbe stato realizzato dall’Università Bocconi, ma l’analisi, pubblicata sulle pagine del “Corriere della sera” sull’argomento, è attribuita a Sergio Rizzo, autore, insieme a Gian Antonio Stella, del famoso saggio “La Casta” nonché, tra altre pubblicazioni, del recentissimo “Se muore il Sud”. Secondo lo studio e l’analisi, Crotone si collocherebbe al secondo posto, dietro Caltanissetta, per congruità, o ricchezza che dir si voglia, degli stipendi. Va detto subito che si tratta di una sorta di “teoria della relatività” assolutamente pecoreccia e comunque provocatoria laddove si sostiene che uno stipendio, quantunque più basso al Sud, abbia più valore, o potere d’acquisto, di uno stipendio più alto percepito da un lavoratore al Nord. In sostanza, un cassiere di banca ragusano ha uno stipendio, come da busta paga, del 7,5% inferiore al suo collega milanese. Se però si tiene conto del differente costo della vita,tra Ragusa e Milano, il bancario siculo ha una busta paga reale, rapportata cioè al potere d’acquisto, più alta del 27,3%. Sarà stato per queste ragioni che il risarcimento più corposo, ottenuto da una delle sopravvissute all’incendio del “Rana Plaza” in Bangladesh ad aprile del 2013, è consistito in sei euro e due colombi. Perché sei euro laggiù, su uno stipendio annuo di 360, con l’aggiunta di due colombi (di quella specie che da noi mangiano avanzi di pizza e calzoni piccanti e che i gatti schifano come prede) corrispondono a un risarcimento pari a una mensilità. E lì, in Bagngladesh, forse, quei soldi sono grasso che cola, hanno cioè un rispettabile potere d’acquisto. Allo stesso modo, la diaria di un immigrato, pari a 2,5 euro al giorno,che vanno ad aggiungersi alla gratuità di vitto, alloggio, sigarette, traffico telefonico, corsi di lingue, assistenza sanitaria e trasporti, corrisponderebbero a una busta paga mensile di almeno mille, più il famigerato “pollo di Renzi” che equivale a 80 euro. Tutto sarebbe dunque relativo al tenore di vita, tranne bruciare vivi in una fabbrica tessile; lavorare come schiavi 20 ore al giorno; vivere come bestie, dormire e mangiare per strada, fare i bisogni nelle aiuole come i cani e trovarsi tagliati fuori dal mondo. Viene dunque il dubbio che quelli della Bocconi e lo stesso Sergio Rizzo, stavolta abbiano “scacato” a meno che in Italia non si vogliano gettare (o rigettare) le basi per adottare il sistema delle gabbie salariali di leghiana memoria. Può darsi però che ci troviamo dinanzi a uno Stato morente, che comincia a recriminare sulle ragioni delle malattie che lo hanno condotto alle soglie della sua fine. Forse è così, ne è riprova il fatto che giornali, giornalisti, scrittori, mondo dei media e leccapezze di ogni sorta, si accalcano come prefiche intorno al letto del moribondo, che è assalito da rimpianti, furore e velleità di guarigione frustrate da una realtà inoppugnabile. Non si può spiegare diversamente come abbia fatto Crotone, secondo i report di Università Bocconi e Sergio Rizzo, a essere la seconda in classifica, dopo Caltanissetta in fatto di salari reali, posto che la prima città, per salari nominali,ovvero per ammontare della busta paga, risulta essere Bolzano. Ci mancherebbe solo che dal Nord la gente decida di trasferirsi al Sud, poi saremmo davvero all’aberrazione, più che al paradosso; però siamo soltanto alle comiche, ai prosciutti sugli occhi, al cabaret. Trascurare quante sono le buste paga al Nord e al Sud, ignorare quanta gente o componenti di un nucleo familiare del Sud deve fare affidamento su ogni busta paga è come negare l’evidenza, al di là di ogni ragionevole dubbio. Pubblicare siffatti “studi” va oltre la provocazione e si configura come strategia di appoggio per un piano preordinato che tende a fare del Sud un enclave del Bangladesh, cioè di quella nazione dove sei fortunato a trovare un cartone non impregnato di orina per dormire di notte davanti al cancello della fabbrica, in attesa che essa riapra all’alba. Quante buste paga si emettevano a Crotone sino a pochi anni addietro, quante se ne emettono oggi e quante ne rimarranno domani. Sarebbe questo il metodo di analisi appropriato per indagare la distribuzione salariale in Italia. E’ stato detto, dagli stessi Rizzo e Stella, per esempio, che la Calabria ha più operai forestali del Canada: la Calabria ha 10.500 unità lavorative su un’area boschiva di 6.500 Km2, mentre il Canada ne ha 4.200 su un’area di 400 mila Km2. Uno spreco, non c’è dubbio; un affanno ogni volta che bisogna tirar fuori stipendi per 10.500 lavoratori (cosa che avviene un paio di volte all’anno, poiché c’è ogni volta bisogno di interventi straordinari). Vieppiù, a quell’esercito di forestali calabresi andranno ad aggiungersi le schiere di dipendenti provinciali, cioè di lavoratori di un ente reso obsoleto e inutile dal DDL adottato dal Governo Renzi. Il fenomeno dei fuoriusciti da quegli enti territoriali, interesserà la bellezza di circa 60 mila lavoratori in tutta Italia il che vuol dire che non meno di 200.000 persone si ritroveranno senza mezzi di sussistenza, senza i soldi per pagare il mutuo o l’affitto, per fare la spesa, per riscaldarsi in inverno. I provinciali come i forestali dunque, con la prospettiva di venire pagati (o assistiti) ogni sei mesi se tutto va bene e se i patti di stabilità lo consentiranno. E ancora: 200 mila persone che consumeranno decisamente meno di quanto potevano appena un anno prima; meno introiti Iva; meno produzione, meno occupazione; meno servizi; meno iscritti agli istituti di previdenza, meno probabilità di riuscire a pagare la pensione a quanti ne hanno o avranno maturato il diritto. E in questo trionfo del segno meno esistono solo due eccezioni di segno opposto: le tasse e il tasso di rassegnazione. Le prime non calano; la rassegnazione aumenta e ne è diretta testimonianza questo consolarsi con lo “spicchio d’aglio” rappresentato dal pubblicare uno studio sul potere d’acquisto dei salari del Nord contro quello del Sud. Non è che siamo alla frutta (perché tanto, o proviene dall’estero, oppure costa cara); mentre è esatto dire che siamo al colpetto dietro le spalle per tentare di ruttare dopo la scorpacciata degli 80 euro di Renzi.

Antonella Policastrese

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