SOCCORSO VIOLA. Una proposta di “riduzione del danno da TSO”

di Giuseppe Bucalo
soccorso violaDopo la morte di Andrea Soldi si è sviluppata, sul web e non solo, la solita campagna di indignazione ipocrita mirata ad accusare di negligenza e scarsa professionalità i vigili urbani e gli operatori psichiatrici coinvolti e ad assolvere da ogni colpa e responsabilità i familiari e lo stesso comune di Torino che hanno richiesto e disposto più volte lo stesso atto di coercizione di cui Andrea è stato vittima.
La scelta non è casuale ma mira a mantenere in vita un istituto (quello del trattamento sanitario obbligatorio) che serve tanto alla psichiatria come strumento di “minaccia” nei confronti dei tanti utenti “refrattari” ai suoi trattamenti; quanto ai familiari per obbligare i propri congiunti a modificare quei comportamenti che sentono (a torto o a ragione) intollerabili; quanto ai comuni per condurre alla ragione persone che, con i propri comportamenti, turbano il tranquillo ordine sociale.
Andrea Soldi, a leggere i commenti che si sono succeduti, non è morto di Tso ma a causa dell’imperizia dei vigili urbani che sono intervenuti “legittimamente” per costringerlo a recarsi ai servizi psichiatrici per la puntura mensile che rifiutava. Ergo il problema non è il TSO ma l’incompetenza degli operatori di polizia municipale che vanno formati con le più moderne tecniche di immobilizzazione e coercizione in uso.

Dall’altro lato, le voci critiche non riescono ad andare al di là della semplice indignazione e dell’auspicio che la psichiatria, come sembra succedere in alcune zone “mitiche”, diventi dappertutto “buona” e pratichi il dialogo non coercitivo per obbligare le persone alle sue “buone” cure.
Resta un mistero come si faccia a praticare una cura coatta in maniera non coercitiva. Ma tant’è. All’opinione pubblica sembra bastare la favola della differenza fra TSO buono (ben fatto e con buone intenzioni) e cattivo (fatto male e con imperizia o negligenza) per continuare a dormire sonni tranquilli.
Tutti quelli che parlano a nome (o in memoria) di Andrea ne disattendono le scelte e la volontà e ne utilizzano la fine per il proprio tornaconto personale e/o sociale.
Andrea è morto perché rifiutava le cure (tanto dei sanitari che dei familiari). Andrea è morto perché in Italia è possibile rifiutare tutte le “cure” tranne quelle psichiatriche.
Abolire il TSO è probabilmente l’unica strada per far sì che quanto è successo ad Andrea (e prima di lui a Francesco Mastrogiovanni o Giuseppe Casu) possa accadere ancora.
Ma la questione non sembra essere all’ordine del giorno. Al contrario l’unico interesse di tutti sembra essere quello di scegliere quale tecnica di coercizione (dialogica, fisica, chimica …) risulti più efficace per obbligare le persone alle “cure” e non se sia lecito, etico e umano costringere una persona a subire trattamenti che non ha scelto e di cui non ritiene di aver bisogno.
tso donnaAspettando che i tempi siano maturi per questa scelta di civiltà e di umanità, qualcosa per ridurre il danno causato dal TSO, può essere fatto dai Comuni.
Abbiamo proposto al Comune di Messina di sperimentare, primo comune in Italia, un ruolo più attivo (consapevole e responsabile) nella procedura infernale che conduce individui “non consenzienti” nella spirale delle cure psichiatriche.
In atto il Sindaco, pur investito del potere di emanare il provvedimento di TSO, appare (e si comporta) come un mero passacarte (quando non abdica al suo ruolo di garante dei diritti dei cittadini delegando all’ufficio dei vigili urbani la gestione di interventi così delicati e sensibili come i ricoveri coatti). Non è raro sentire i comuni affermare che gli stessi non hanno voce in capitolo nel determinare il provvedimento di TSO che appare loro come un atto eminentemente sanitario.
La legge però sembra dire il contrario.
Quale mero intervento sanitario prevede: a. una durata stabilita per legge (7 giorni seppur prorogabili); b. la ratifica giurisdizionale da parte del Giudice Tutelare; c. una serie di istituti di tutela e di ricorso avverso al provvedimento del Sindaco ?
E’ chiaro che la legge tratta il TSO come un istituto giuridico che regola la limitazione della libertà personale seppur a fini (almeno dichiarati) di tutela della salute. Il ruolo del Sindaco, con ciò, può e deve essere fondamentale nel garantire il rispetto delle tutele previste dalla legge e mai applicate, evitando se non l’uso (previsto dalla legge) quantomeno l’abuso di tale istituto.
Sembrerà poca cosa, ma allo stato attuale le persone non sono edotte del loro status giuridico (e quindi dei loro diritti). La mancata notifica del TSO (del suo prolungamento o della sua cessazione) praticata da tutti i comuni italiani fa sì che una persona non sappia mai se e quando si trova in regime di TSO o quando o se risulta (almeno sulla carta) in ricovero “volontario”.
Ciò determina l’impossibilità di difendersi da tali trattamenti e di presentare i ricorsi e le richieste di revoca che la legge prevede quale diritto dell’interessato e di chiunque ne abbia interesse. Non solo. la mancata conoscenza degli atti medici che hanno portato al ricovero coatto, impedisce anche di verificare se le procedure previste dalla legge sono state effettivamente svolte o se lo stesso provvedimento sia da considerare nullo.
La prima proposta avanzata al Comune di Messina riguarda appunto la notifica del provvedimento di TSO a chi vi è sottoposto.
Un atto semplice che però spazza via tutta una serie di “abitudini” illegali che permettono, ad esempio, di condurre le persone in pronto soccorso senza che vi sia ancora un provvedimento di coazione o che le costringa in reparto immemori della cessazione dello stesso trattamento e del diritto, quindi, di essere dimessi a propria richiesta.
La seconda e più articolata proposta (attuabile da qualsiasi Comune che scelga di non farsi mero complice della coazione psichiatrica) è quella di istituire un servizio comunale di tutela dei diritti delle persone sottoposte a TSO che miri a rendere effettive le tutele previste dalla legge, prima fra tutte il diritto di presentare apposito ricorso al Sindaco avverso al provvedimento che lo stesso ha emanato.
Abbiamo denominato questo servizio “Soccorso Viola” e, nella nostra proposta, dovrebbe costituire un vero e proprio ufficio di tutela attivabile in contemporanea all’emanazione del provvedimento di TSO e mirato a garantire la praticabilità delle tutele previste per legge, primo fra tutti il diritto di proporre al Sindaco ricorso avverso al TSO.
Si tratta di un nucleo operativo, realizzato in accordo e attraverso un protocollo di intesa con le associazioni di tutela antipsichiatrica (il Comitato Iniziativa Antipsichiatrica e l’associazione Penelope), che contatterà entro le 48 ore successive le persone sottoposte a TSO notificando loro il provvedimento (nei soli casi in cui è stato impossibile  farlo nel momento del ricovero), raccogliendo le loro opinioni e ricorsi da presentare in tempo reale al Sindaco per l’eventuale revoca del provvedimento e verificando che all’interno del reparto, e per il tempo in cui dura il TSO, siano rispettati i diritti garantiti dalla legge (ad esempio diritto di comunicazione e di visita) e non siano attivati nei confronti delle persone sottoposte a TSO atteggiamenti e comportamenti (ulteriormente) lesivi della loro dignità e integrità fisica.
Non si tratta certo di proposte risolutive, ma di forme di “riduzione del danno TSO“, praticabili da subito da tutti i comuni che si nascondono dietro l’incompetenza e/o l’impossibilità di agire a tutela dei diritti dei loro cittadini e che invece spesso sono solo “complici” (quando non “mandanti“) degli ab/usi psichiatrici.
Giuseppe Bucalo

Giuseppe BucaloGiuseppe Bucalo. Classe 1962. Fonda nel 1986 in Sicilia il Comitato Iniziativa Antipsichiatrica. L’associazione ad oggi è l’esperienza collettiva antipsichiatrica più longeva in Italia.

Impegnato nel campo della sperimentazione di forme di autogestione individuale e collettiva delle esperienze extra-ordinarie, l’associazione ha promosso negli ultimi anni il Soccorso Viola, una rete di rifugi e di tutela legale e sociale per quanti vogliano fare a meno della psichiatria.

E’ autore di diversi testi di critica radicale alla psichiatria. Ricordiamo fra gli altri:
Dietro Ogni Scemo c’é un villaggio,Itinerari per fare a meno della psichiatria
Dizionario Antipsichiatrico. Esplorazione e viaggi attraverso la follia
Sentire le Voci. Guida all’ascolto
La malattia mentale non esiste. Antipsichiatria: prime istruzioni per l’uso
Malati di niente. Manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica.

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